Didattica a distanza: l’esperienza della flautista Elisa Parodi

Brillantemente diplomata in Flauto presso il Conservatorio di Genova con il M° Renzo Gnemmi, Elisa Parodi ha conseguito con Lode il Diploma di Solista presso la Musikhochschule di Lugano con il M° Mario Ancillotti. Si è perfezionata con il Maestro ungherese Janos Balint presso l’Accademia Flautistica di Imola e nel repertorio orchestrale con il M° A.Barletta (1° Flauto dell’Orchestra Sinfonica della RAI); ha fondato successivamente con lui il Trio Damase per due flauti e pianoforte. Premiata in numerosi concorsi musicali nazionali ed internazionali, nel dicembre 2008 ha vinto il 1° premio assoluto nella sez. musica da camera con il Duo Kerylos (flauto e arpa) al concorso C. Togni di Brescia. Fa parte dell’ensemble Le Muse, gruppo tutto al femminile con un repertorio vastissimo, dalla musica barocca al repertorio odierno, con programmi di grande coinvolgimento del pubblico, la pandemi ha recentemente interrotto il tour dedicato ad Ennio Morricone.

 

Ciao Elisa, parlaci un po’ della tua esperienza con la didattica a distanza, come ti sei trovata?

 Questa pandemia ci ha colto del tutto impreparati, e quindi meno male che si è scelto di optare per la Dad. Chiaramente ha delle carenze e delle pecche, però in ogni caso siamo riusciti a continuare con il nostro lavoro. Abbiamo fatto un ottimo lavoro sia noi insegnanti che i ragazzi, insegnando in una scuola privata ho alunni di  6-7 anni ma anche allievi di 50. Per i bimbi è stata una cosa difficile, però abbiamo cercato di gestire la cosa con i genitori e inventandoci nuove cose. Una delle limitazioni è stato non riuscire ad interagire bene con il ritmo, perché non si può suonare in sincrono online, così ci siamo dovuti inventare nuovi “stratagemmi” per riuscire a gestire bene le lezioni.  La didattica a distanza è stata una svolta positiva anche dal punto di vista psicologico: magari si suonava poco e niente durante le lezioni, però ci si “vedeva”, si parlava e ci supportava a vicenda. Cosa che se fosse successa vent’anni fa non sarebbe stato possibile. Noi abbiamo sempre fatto saggi nel mese di febbraio e marzo e c’è stato lo stesso un concerto in streaming con tutta la classe in presenza. Quindi per loro è stato uno stimolo anche se a distanza. Io quindi nella Dad vedo degli aspetti più positivi che negativi. 

Una volta terminata la pandemia, continueresti ad utilizzare la Dad?

Io la manterrei come situazione di emergenza, oppure occasionalmente durante il periodo della pausa estiva in cui con la sospensione delle lezioni c’è tanto tempo di allontanamento tra alunno-insegnante . Non userei quindi la didattica a distanza al 50%, la manterrei come stimolo in più per quando ci si può vedere meno. In maniera limitata, ma non mi sentirei di dire che non la utilizzerei mai più , a piccole dosi. 

I ragazzi come hanno vissuto questa esperienza della Dad?

In realtà alcuni ragazzi si sono trovati bene, soprattutto i più piccoli perché si trovano nel loro ambiente, forse si sentono più protetti stando a casa. Anche se ovviamente così i progressi sono stati davvero rallentati perché molti avevano appena approcciato lo strumento. All’inizio erano tutti un po’ spaventati e allo stesso tempo incuriositi, forse perché era una novità per loro. Non ho trovato nessuno che però si è chiuso a riccio, hanno reagito tutti molto bene a questa novità che è la Dad. 

 

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