Didattica a distanza e lezioni di musica: l’esperienza del musicista e insegnante Andrea Zanzottera.

Abbiamo fatto una chiaccherata con Andrea Zanzottera, musicista e insegnante di pianoforte, per conoscere la sua esperienza con la didattica a distanza con cui ha dovuto confrontarsi  nel corso di questo ultimo anno.

Ecco la sua storia:

Raccontaci un po’ di te, che cosa insegni?

Insegnando in una scuola ludica, non sono legato ad un programma ministeriale, ergo posso gestire liberamente i materiali didattici relativamente alle istanze dei miei allievi, che considero parallelamente dei clienti e rispetto anche come tali, permettendomi di suggerire percorsi di apprendimento in base alla mia esperienza pregressa, in armonia con le loro aspirazioni. In linea di massima porto avanti due percorsi paralleli: l’approfondimento del repertorio scritto, che fa leva sull’operato dei grandi compositori europei del passato, con un occhio di riguardo principalmente per Johann Sebastian Bach, ma non solo, naturalmente, e, nell’ottica di fornire all’allievo quegli strumenti che gli donino in futuro la più totale libertà d’azione, l’approfondimento della tecnica dell’improvvisazione, prendendo le mosse dalla tradizione afroamericana per approdare ad uno spettro stilistico il più variegato possibile, anche in relazione alle naturali inclinazioni del singolo allievo e agli attuali orientamenti musicali. Mi premono innanzi tutto due aspetti nel mio lavoro propedeutico: rimuovere quell’atteggiamento dogmatico di certa accademia che tanto danno ha portato alle molte persone che, desiderose di una armoniosa crescita musicale, videro affievolirsi l’entusiasmo a fronte di proposte didattiche retrograde e dannose, sia dal punto di vista dello stimolo musicale che da quello della tecnica pianistica, a danno persino della salute dei tendini, tramite un approccio tecnico che non rispetta la naturale anatomia umana. Avendo avuto la fortuna di apprendere la tecnica della biomeccanica, riesco ad insegnare un metodo pianistico che permette allo studioso di evitare ore ed ore di esercizi ripetitivi, noiosi musicalmente e rischiosi a livello anatomico, in favore, piuttosto, dell’ottimizzazione della nostra naturale mobilità fisica al servizio dell’esecuzione pianistica. L’altro aspetto che mi sta a cuore è proprio quello a cui facevo cenno poc’anzi, ovvero donare all’allievo la possibilità di creare musica in tempo reale senza l’obbligo di avere costantemente uno spartito sul leggio. La partitura altro non è che una mappa, mentre il territorio del pianista è la tastiera sulla quale è giusto potersi muovere in autonomia, così come succedeva sino al XIX secolo, quando i musicisti erano tutti quanti dei magnifici improvvisatori. Solo così un musicista potrà disporre di una formazione completa. E ciò a prescindere dal desiderio dell’allievo di intraprendere la professione musicale o far della musica una meravigliosa compagna di vita, al di là del proprio lavoro.

Com’è stata la tua esperienza da docente in questo ultimo anno? Hai avuto modo di confrontarti con la didattica a distanza?

Sicuramente, ho lavorato parecchio da remoto. La prima settimana ero leggermente scettico, ma subito dopo mi sono buttato a capofitto in questa nuova avventura, sortendone risultati inaspettati, a volte addirittura migliori di quelli ottenibili tramite la didattica de visu. Posso affermare di essermi trovato benissimo e di essere rimasto piacevolmente sorpreso in merito alla maggiore velocità di trasmissione dei materiali didattici, non fosse altro che inviando le mie dispense già pronte velocizzavo le tempistiche della lezione in maniera significativa, laddove in classe di solito scrivevo di sana pianta sul quaderno dell’allievo il materiale relativo alla lezione.

Quali sono secondo te i pro e i contro della didattica a distanza?

Per quella che è stata la mia esperienza di questo anno di didattica a distanza, ho notato che gli allievi più timidi riuscivano a lasciarsi andare maggiormente, ottenendo risultati migliori, mentre quelli più disinvolti pativano alquanto la distanza fisica dal sottoscritto, date alcune difficoltà logistiche che inevitabilmente si palesavano, relativamente ad alcuni aspetti della didattica come, ad esempio, realizzare un dettato melodico oppure suonare assieme un brano (spesso accompagno gli allievi di pianoforte jazz con il basso, cosa che online, data la latenza del collegamento, diventa impossibile). I più piccoli mi hanno chiesto più volte quando potremo rivederci a scuola, poiché soffrivano comprensibilmente la cattività casalinga. I bimbi sono quelli che mi hanno stretto il cuore di più, poiché anche se sottostanno in maniera lineare alle regole imposte dagli adulti, nel contempo non hanno ancora sviluppato quegli strumenti psicologici che permettono agli adulti di arginare emotivamente una situazione al limite come la presente. Per quanto mi riguarda, lavorare da casa ha rappresentato una notevolissima comodità logistica, ovvero terminata l’ultima lezione ero già a casa, e ciò anche in termini di ricupero delle lezioni, specialmente ora che non abito più a Genova e gli spostamenti rappresentano, inoltre, una voce di spesa maggiore.

Una volta terminata la pandemia, ti piacerebbe mantenere questa tipologia di insegnamento insieme alle lezioni in presenza?

Indubbiamente! Come detto da più parti, questo ferale accadimento ha impresso un’inevitabile accelerazione telematica ai rapporti umani, e ciò non deve essere visto esclusivamente come un necessario ripiego logistico, ma, bensì, come una ulteriore opportunità che la tecnologia ci offre. Siamo già d’accordo con la direzione scolastica ed i clienti/allievi che manterremo disponibile anche l’opzione della lezione online, nella misura in cui la telematica va assolutamente sostenuta e diffusa.

 

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